Sprint, Jake Knapp con John Zeratsky e Braden Kowitz [3/19]

Jake Knapp: Sprint [Biblioteca Amnesia]

Sprint. How to solve big problems and test new ideas in just five days di Jake Knapp con John Zeratsky e Braden Kowitz è la guida ufficiale della metodologia Sprint messa a punto all’interno di Google Venture per sviluppare e testare in 5 giorni un’idea progettuale.


Leggendo il libro mi sono – parzialmente 😉 – ricreduta sulla metodologia dei design che ha imperversato negli ultimi anni.

Il volume è un how to, come dichiarato nel titolo: un ibrido tra il saggio e il manuale operativo che illustra sia le motivazioni concettuali, sia il processo del cosiddetto design sprint, un approccio al progetto sviluppato all’interno del gruppo Google Venture a partire dal 2010. Basato sull’esperienza reale che Jake Knapp (@jakek), John Zeratsky (@jazer) e Braden Kowitz (@kowitz) hanno sviluppato in anni di attività con clienti del calibro di Slack, ma anche con realtà – che per correttezza non nominano – con cui l’esperienza non ha portato i risultati sperati, quando addirittura non è stata un fiasco totale. Anche dai fallimenti nasce la messa a punto del metodo di cui gli autori descrivono i limiti e i contesti in cui difficilmente produrrà esiti significativi.

Ideare, elaborare, misurare

La metodologia sprint nasce, da un lato, dalla crisi dei metodi tradizionalmente adottati per generare idee e innovazione, a partire dall’ormai vituperato brain storming e, dall’altro, dalla necessità di misurare i risultati e le effettive ricadute che queste attività comportanto all’intereno di una agenzia, nel busines o nella messa apunto di un nuovo prodotto o servizio. Oltre che da una riflessione che si sta facendo sempre più ricorrente, ovvero che le migliori intuizioni vengano generate quando le persone possono lavorare da sole e in maniera indipendente. Solo dopo la condivisione all’interno di workshop – proprio come quelli messi a punto con il design sprint – permette di elaborarle nei diversi aspetti grazie al contributo collettivo.

Rispetto alle sole attività di ideazione, l’idea sottonesa allo sprint è che ci siano anche fasi di design, prototipazione e test con gli utenti, che si copra cioè l’intero processo progettuale pre-produzione, mettendo a punto le scelte strategiche a partire da risultati concreti, validati e misurati, seppur elaborati in un tempo limitato.

Sprints offer a path to solve big problem, test new ideas, get more done, and do it faster. [p. 6]

I preliminari

Una sfida, cinque step in cinque giorni, uno o più risultati, sicuramente una lezione appresa. Questo in estrema sintesi il processo che per funzionare ha bisogno di una serie di ingredienti e del giusto mix:

  • il problema progettuale, meglio se una grande sfida, poco tempo o una situazione di stallo
  • il giusto team, orientativamente di 7 persone (o meno) in cui oltre a decisore e facilitatore – indispensabili! – dovrebbero essere presenti anche un esperto degli aspetti economico-finanziari, uno di marketing, uno che abbia conoscenza dei clienti (per esempio del customer service), un tecnologo o uno che si occupa della logistica, ovviamente, un designer e, come ospiti, degli esperti di settore
  • il settings, ovvero lo spazio in cui condurre le attività, il tempo libero ed esclusivo del team per i cinque giorni dello sprint senza smartphone/computer/tablet, i materiali – lavagne cancellabili, post-it, penne e pennarelli, merendine e snack sani.

Il sesto giorno si riposarono (e anche il settimo)

Il libro prosegue illustrando puntualmente l’organizzazione di ogni giornata. Spiega la sequenza degli step da compiere, le varie fasi, i metodi e attività e mette in luce i passaggi critici o le buone pratiche raccontando aspetti significativi dei casi reali o i problemi reali emersi durante gli sprint condotti.

Lunedì: cominciare dalla fine

È la giornata dedicata a capire il progetto, le motivazioni, le sfide e dove si vuole/si è disponibili ad arrivare. Alla fine delle otto ore bisognerà aver definito l’ambito dello sprint stesso: quale è la finalità a lungo termine, il perché si sta affrontando questa attività e cosa ci si vuole portare a casae/o quali possono essere le cause di un fallimento. Quali sono le domande a cui si vuole rispondere, trasformando ipotesi e ostacoli in domande che orientino le attività successive.

Bisognerà essere in grado di mappare il macro flusso che si sta cercando diprogettare partendo dagli attori e prefigurando il punto di arrivo. Intervistare gli esperti invitati a condividere con il gruppo le loro competenze specifiche sul problema. Infine bisognerà definire per chi si sta progettando, non tanto un utente medio, bensì un target significativo e specifico e un corrispondete momento target sul flusso disegnato nella mappa.

La giornata iniziale serve anche per allineare tutto il team e permettere a tutti di condividere le informazioni rispetto al progetto.

Martedì: mix & match

La seconda macro attività è dedicata propriamente alla concettualizzazione e progettazione di soluzioni, che si tratti delle lightming demos – presentazioni di soluzioni da cui si può trarre spunto – agli schizzi veri e propri, strumenti fondamentali per comunicare e condividere le idee.

Mercoledì: come in un film

Arriva il momento di selezionare, commentare e decidere sia in maniera partecipata sia grazie all’intervento del/i decisore/i. Le scelte condivise portano allo svilupp dello story-board – un task completo rappresentato tramite la sequenza di wireframe che rappresenteranno la base del prototipo.

Giovedì: (dis)simulare

L’ultimo step, prima della valutazione da parte degli utenti, è quello di simulare – nei limiti del tempo, di risorse e di tecnologie – un prototipo funzionante simulando la sola superficie. Il prototipo infatti deve apparire reale, ma solo per poter racogliere una risposta genuina e veritiera durante la fase di user test. Gli strumenti e le modalità possono essere le più varie: dalla sequenza di schermate in Power Point (!) o Keynote, alla modifica/integrazione di oggetti esistenti con componenti stampati in 3D, dalla messinscena di autori che recitano uno script, alla trasformazione di uno spazio esistente. L’importante è che le persone percepiscano come vere queste facciate.

Venerdì: la parola agli utenti

Infine, sulla base dello studio condotto da Nielsen e Landauer nel 1993 1 – secondo cui bastano 5 utenti per osservare l’85% dei problemi di un sistema – le persone reclutate dal facilitatore durante la settimana vengono intervistate e invitate ad utilizzare il prototipo commentando ad alta voce il processo sotteso alla loro navigazione. Questo ultimo step è fondamentale per la valutazione e la misurazione dei risultati e dello sprint stesso.

Una check list finale ripercorre i vari step e sintetizza gli aspetti procedurali toccati nei vari capitoli per non farsi sfuggire dettagli che rischiano di inficiare tutto il processo.

IMHO

Come dicevo, ho rivalutato la metodologia, di cui francamente, non se ne poteva più e, come spesso succede, penso che pochi di quelli che l’hanno portata in giro sul loro carrozzone consulenziale, siano andati oltre un paio di whiteboard e i soliti post-it.

Del processo mi piacciono i momenti di lavoro individuale e di condivisione collettiva silenziosa o/e anonima che evita i soliti protagonismi, oltre alla presenza di un decisore che si assume la responsabiltà di ciò che si sta facendo, no so quanto applicabile nella cultura italiana.

Per esperienza, il processo mi sembra fin troppo macchinoso, molte/troppe fasi e attività strutturate da svolgere in tempi contingentati, specialmente se il facilitatore non è più che esperto. Mi rimane il sospetto di fondo che, dietro a queste filiere procedurali molto organizzate, troppo strutturate, ci sia il mito e la speranza che basti immettere dei dati, svolgere i compiti/girare una manovella e magicamente si arriva a un (buon) risultato, marginalizzando, di fatto, il design stesso e la complessità deiproblemi che di solito si trova ad affrontare.

 


Sprint. How to solve big problems and test new ideas in just five days Book Cover Sprint. How to solve big problems and test new ideas in just five days
Jake Knapp, John Zeratsky, Braden Kowitz
How to
Simon & Schuster Paperbacks
2016
A stampa
274
Inglese
978-1-5011-4080-8

Indice

  • Preface
  • Introduction

Set the Stage

  • Challenge
  • Team
  • Time and space

Monday

  • Start at the end
  • Map
  • Ask the experts
  • Target

Tuesday

  • Remix and improve
  • Sketch

Wednesday

  • Decide
  • Rumble
  • Storyboard

Thursday

  • Fake it
  • Prototype

Friday

  • Small data
  • Interview
  • Learn

Liftoff

Checklists