Io & Tech. Piccoli esercizi di tecnologia, Massimiano Bucchi [6/20]

Io & Tech. Piccoli esercizi di tecnologia, Massimiano Bucchi

Io & Tech. Piccoli esercizi di tecnologia di Massimiano Bucchi, ordinario di Scienze, Tecnologie e Società presso l’Università di Trento, offre uno spunto di riflessione molto attuale sull’impatto che le tecnolgie hanno sulla nostra vita.


E lo fa tramite una struttura editoriale che alterna sette lezioni, con dialoghi “surreali” e piccoli esercizi di tecnologia allo smarphone.

Le lezioni toccano punto per punto la “geografia” e gli aspetti nevralgici del nostro rapporto con le tecnolgie digitali (e non), mettendo a nudo aspetti che rimangono spesso sottotraccia, anche nel grande dibattere che se ne fa quotidianamente.

In particolare, due sono le questioni messe a fuoco: la neutralità e l’asincronia tra adozione e metabolizzazione sociale delle tecnologie.

L’impossibile neutralità della tecnologia

Uno dei più diffusi luoghi comuni accompagnano la retorica contemporanea dell’innovazione è che la tecnologia è sempre neutrale. Sarebbe la società a farne un uso buono o cattivo. (p. 29)

Il concetto di neutralità, infatti, è più subdolo e viene costantemente eroso dal modo in cui le tecnologie sono pensate per interagire con noi. Le funzioni obbligantiovvero i vincoli di comportamento che (im)pongono all’utente – incorporano già in sé una visione morale rendendo l’oggetto tecnologico non un mero strumento, bensì una concezione sociopolitica del mondo. Così come le preinstallazioni, le impostazioni, gli standard, il lock-i/out: tanto più sono scontati e invisibili, tanto meno ci rendono consapevoli rispetto a scelte fatte da altri (intenzionalmente) e non da noi, secondo l’idea di sonnambilismo tecnologico di proposto da Langdon Winner1.

Più diventiamo assuefatti a una tecnologia, più siamo anestetizzati rispetto alle ragioni per cui la utilizziamo e alla maniera in sui cambia il nostro modo di fare e di pensare. (p.24-25)

Portando all’estremo il ragionamento, la condizione che la tecnologia sembra imporre è quella di assecondarla, anziché plasmarla secondo le nostre necessità e intenzioni, offrendoci in cambio, facilitità di accesso, pervasività, velocità.

Che non chiediamo nulla di diverso da quello che il sistema offre, e che accettiamo tutto ciò che il sistema, anziché la persona, richiede. (p. 35)

—Lewis Mumford

Tecnologia e cultural lag

Nel loro nascere ed evolvere, le innovazioni travalicano spesso il contesto e lo scopo per cui sono state pensate per dilagare in altri ambiti e rispondere ad altre esigenze implicite nel tessuto sociale. Tuttavia, questo rapporto dinamico si muove in maniera asincrona. La tecnologia detta le regole facendosi accettare, anzi diventando spesso indispensabile. Solo in un secondo tempo, società e politica subentrano a regolarne l’impatto e gli effetti e a definirne le responsabilità e i limiti.

Oltre che scontate e invisibili, queste tecnologie hanno la capacità di rendersi (o quantomeno essere percepite come) indispensabili per le nostre attività quotidiane di lavoro e tempo libero. (p. 89)

In ambito digitale, questi problemi sono diventati paradossali. Abbiamo demandato ad aziende – le big tech, in particolare, Google e Facebook se parliamo di comuncazione – ed in maniera irreversibile servizi diventati, di fatto, essenziali con effetti che vanno dalla scala individuale – creazione di dipendenza, problemi di privacy etc – a quella collettiva, fino ai rischi per la democrazia. Tre gli aspetti sottovalutati in questo processo:

  1. l’illusione che il sistema, in qualche modo, si potesse autoregolare, sottovalutandone l’impatto e le implicazioni sociali di scelte operate da attori privati e in monopolio
  2. l’ambiguità della relazione tra gratuità e termini d’uso dei servizi che mette in gioco la privacy e i dati delle persone
  3. il “mito” della trasparenza a fronte della totale opacità delle formule, degli algoritmi e del funzionamento delle piattaforme

La faticosa e tardiva risposta oscilla tra due possibili poli: da un lato una cieca fiducia nell’autoregolamentazione del settore e dall’altro un improbabile “proibizionismo” facilmente aggirabile.

Il ritardo culturale ha fatto sì che fosse la tecnologia a dettare l’agenda del cambiamento, sia in termini di tempi, sia di obiettivi, come è successo in molti settori, dall’industria musicale al commercio, dai trasporti alla trasformazione urbana.

Forse la risposta ci viene dall’esperienza passato:

L’esempio dell’automobile con cui si è illustrato il tema del ritardo culturale è un utile riferimento. Tra le infrastrutture regolative ch epermettono alla tecnologia automobilistica di funzionare c’è la creazione di un sistema di controllo e formazione all’uso della tecnologia: la patente di guida e tutto ciò che vi è collegato (scuola guida, motorizzazione civile, codice stradale. (p. 90)

Se le app potessero parlare (e già lo fanno)

I capitoli dedicati alle lezioni sono inframmezzati da dialoghi surreali. Che si tratti dei servizi di Google, dell’e-commerce di Amazon o delle informative sulla privacy di Facebook, se facciamo parlare la tecnologia con la nostra voce ne cogliamo tutta la distonia sia rispetto all’esperienza che ne facciamo online, sia rispetto alla realtà.

Piccoli esercizi di tecnologia per una nuova consapevolezza

Infine, i piccoli esercizi di tecnologia allo smartphone, ovvero il device che è diventato ormai una estensione del nostro essere e che ancora insistiamo a chiamare telefono.

Le tecnologie importanti, anche da vecchie, o perfino una volta estinte, continuano a lasciare un’impronta, sulle nostre abitudini, sul nostro modo di pensare e di parlare. Così, ad esempio, insistiamo a chiamare telefono un oggetto come lo smartphone che soprattutto le nuove generazioni impiegano per tutto fuorché per telefonare. (p. 98)

Brevi pratiche che ci invitano a prendere consapevolezza sulla nostra dieta mediatica, sulle nostre compulsioni – la pulsantizzazione delle emozioni – sulla nostra dipendenza. Gli esercizi ci guidano in un percorso di emersione del nostro rapporto come il digitale e la sua pervasività.

Referenze e approfondimenti

La bibliografia è corredata da un corollario di risorse: dieci canzoni, dieci film, un documentario e serie TV che aprono ad un percorso di ulteriori associazioni. Un po’ come… andare dove ti porta Youtube (esercizio a pagina 80) 😉

  1. Winner, L. (1980). Do Artifacts Have Politics? Daedalus, 109(1)
Io & Tech. Piccoli esercizi di tecnologia. Book Cover Io & Tech. Piccoli esercizi di tecnologia.
Passaggi
Massimiano Bucchi
Saggio, Lezioni
Bompiani
2020
Cartaceo
121
Italiano
Passaggi
978-88-301-0356-6

 

 


Indice

  • Introduzione. Pensare la tecnologia
  • Dialogo. Seguimi so tutto di te!
  • Prima lezione. La tecnologia ci cambia
  • Esercizi allo smartphone
  • Seconda lezione. La tecnologia non è neutrale
  • Dialogo. Basta un click!
  • Terza lezione. La proposta dell'angelo (non possiamo prendere solo gli aspetti positivi della tecnologia)
  • Dialogo. Se le nostre app potessero parlare
  • Quarta lezione. Non solo digitale
  • Esercizi allo smarphone
  • Quinta lezione. Le parole (della tecnologia) sono importanti
  • Dialogo. Quant'è Gratis!
  • Sesta lezione. La trappola della nostalgia: si stava meglio prima?
  • Esercizi allo smarphone
  • Dialogo. ccetti il regolamento sullla privacy?
  • Settima Lezione. Perché oggi società e politica sono spiazzate dalla tecnologia
  • Per approfondire
  • Pensare e immaginare la tecnologia: due playlist
    • Dieci canzoni sullla tecnologia
    • Dieci film sulla tecnologia
  • Ringraziamenti